Ha origini alto—medievali, come conferma il rinvenimento nell'abside di un mosaico del secolo VIII°. La attuale costruzione romanica, basilicale a tre navate divise da colonne con semplici capitelli squadrati e tre absidi ricavate nello spessore del muro, risale all’inizio del XII° secolo. Il campanile, anch°esso romanico, poggia, con soluzione insolita, sull’abside maggiore. Successive trasformazioni barocche furono rimosse dai restauri del secolo scorso, che comportarono ampi rifacimenti.
In epoca scaligera il cimitero venne utilizzato per le sepolture dei Signori, che avevano i loro palazzi nelle immediate vicinanze, dapprima in semplici sarcofagi in pietra con l'insegna della scala e sobri rilievi, poi, dalla morte di Cangrande I°, in elaborati monumenti funerari gotici.
I sarcofagi più antichi, privi di iscrizioni, erano probabilmente, in un primo tempo, all’interno di un chiostro annesso alla chiesa. E invece all'esterno, sulla porta laterale, che viene posta l’arca di Cangrande I° (T 1329), in cui la tomba del Signore, morto improvvisamente a Treviso nel pieno delle sue campagne di conquista, è trasformata in un monumento che ne glorifica le gesta eroiche. Come nell'arca di Guglielmo di Castelbarco (T 1320), sospesa sul portale d’ingresso del convento di Sant'Anastasia, il defunto è raffigurato disteso sul sarcofago, sostenuto da animali araldici (qui i cani). Sul fronte, ai lati del Cristo in pietra tra la Vergine e l'Angelo Annunciante (aggiunto nell'Ottocento), i rilievi mostrano l'Assoggettamento delle città della Marca Trevigiana, in alto, e la loro immagine stilizzata in basso. La copertura piramidale del baldacchino culmina con la Statua equestre di Cangrande, scultura tra le più affascinanti del Trecento italiano (sostituita da una copia nel 1910: l’originale è nel Museo di Castelvecchio).
che Mastino II° (T 1351) commissionò, come poi Cansignorio, mentre era in vita, è staccato dalla chiesa e cinto da una cancellata con il motivo della scala, ripresa in seguito a chiudere l’intera area del cimitero, tra pilastrini sormontati da statue allegoriche di virtù (ora ricoverate in Castelvecchio).
Sulla faccia laterale del sarcofago, sopra il quale quattro angeli reggi-torcia vegliano il defunto, L'Eterno tra San Paolo e San Giorgio, che gli presenta Mastino. Nei timpani del baldacchino, altorilievi dal Genesi, collegati dal motivo dell'albero centrale: Il peccato originale, Il lavoro dei progenitori, Caino uccide Abele, L'ebbrezza di Noe. Anche qui la cuspide termina con la statua equestre del Signore in armi (sostituita con una copia nel 1992).
L'arca di Cansignorio (T 1375), diversamente dalle due precedenti, realizzate da un'anonima bottega veronese, e firmata dallo scultore lombardo Bonino da Campione. l'aspetto di elaborato reliquiario gotico, che la collega all'arca di Mastino, è accentuato dalla fitta selva di edicole, timpani, pinnacoli, disposti attorno al baldacchino a sei lati. Sopra la cancellata, edicole con statue di Santi guerrieri; attorno al sarcofago, rilievi con Scene della vita di Cristo, Cansignorio presentato da san Giorgio alla Vergine, e Incoronozione della Vergine. La cuspide con la statua di Cansignorio a cavallo posa su uno zoccolo con le figure degli Apostoli, circondata dai timpani con Virtù in nicchie polilobate e da Angeli porta stemma in edicole. Dietro la chiesa è stata posta nel 1831 la bella area pensile, di tipo veneziano con statue in nicchia, di Giovanni della Scala (T 1359), proveniente dalla chiesa soppressa di San Fermo al Ponte.
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