La vicenda della realizzazione di un pubblico cimitero prese avvio per Verona, come per le altre città del dominio napoleonico, dai decreti che vietavano la pratica secolare di seppellire i morti nelle chiese. Nel 1804 la Municipalità veronese deliberava la realizzazione di un cimitero fuori dell'abitato, ma l'urgenza del momento spingeva ad avvalersi di strutture gia esistenti; dapprima l'area presso la chiesa della Santa Trinità dove nel '700 i soldati veneti caduti erano interrati in fosse comuni, poi dal 1806 i chiostri di San Bernardino. In applicazione dei principi rivoluzionari di ugualitarismo e indifferenza per le sorti del corpo, le sepolture avrebbero dovuto essere collettive, precluse alla pietà dei vivi e sottratte alle cure della Chiesa.
Nel 1817 veniva incaricato di progettare il nuovo cimitero Giuseppe Barbieri (1777-1838), professionista e ingegnere municipale, mentre i numerosi tentativi di individuare un luogo adatto alla nuova costruzione si risolvevano nel 1820 con la scelta dell'area prospiciente la porta Vittoria, lungo l'Adige.
Qui il Barbieri realizzava a partire dal 1828 un recinto quadrilatero in cui la chiarezza di impianto e la forte connotazione urbanistica, in diretto rapporto con il centro della cità, rivelano le non sopite suggestioni dell'architettura utopistica giacobina, cui si addice anche la severità dell'ordine dorico greco prescelto per l'avancorpo di ingresso e per i porticati interni. Legata invece al clima di restaurazione dell'ordine e delle gerarchie sociali imposto dalla dominazione austriaca e l'organizzazione funzionale, dove le aree scoperte delimitate dai percorsi assiali sono destinate alle sepolture, nella nuda terra, dei meno abbienti, le due anse laterali accolgono le sepolture dei militari e dei bambini, mentre le tombe delle famiglie piu cospicue sono previste sotto le ali porticate, divise in due gallerie da un setto murario centrale.
Nelle campate dei portici trovano così nuovamente posto i monumenti funerari personali e familiari, che la legislazione napoleonica aveva cercato di eliminare. Dopo la morte del barbieri nel 1838 il cimitero fu compiuto da Francesco Ronzani, e l'apparato scultoreo, tra cui le figure velate nel prospetto dell'ingresso, venne in buona parte eseguito alla fine del XIX° secolo da Attilio e Carlo Spazzi. Sono degne di nota alcune sculture sepolcrali del tardo Ottocento, tra cui: l'eclettico monumento Dolci (1895), di Ettore Ferrari, al n. XCIX°, con il rilievo di un enfatico corteo di fanciulle dolenti che discende verso l'urna della defunta dalla scala di una loggia gotica in prospettiva, in alto una decorazione a finto mosaico paleocristiano con angeli; tomba Bertani, dei fratelli Spazzi, al n. XCVIII, dominata da un Cristo risorto in marmo bianco che discende tra i morti, sormontato da una gloria d'angeli in bronzo; tomba Erbisti (1880), di Ugo Zannoni, al n. CVIII°, con i figli che attorniano la madre morente; ancora di Ettore Ferrari, il monumento Lugo (1898), al n. CXXXV in cui una dolente in marmo bianco si adagia sul sepolcro, drappeggiato in bronzo. sormontato da un angelo che reca un ramo d'ulivo; la tomba Poggi, di D. Barcaglia (1890), con il gruppo allegorico della Fortuna che premia l'operosità (motto: Non Fortuna sed, labor).
| Lavoro | Economia | Popolazione | Work | Economy | Popolation | Arena | Arco dei Gavi | Castelvecchio | Piazza Brá | Palazzo Barbieri | Palazzo della Gran Guardia | Liston | Via Mazzini | Casa di Giulietta | Piazza delle Erbe | Palazzo Maffei | Torre del Gardello | Palazzo del Comune | Torre dei Lamberti | Domus Nova | Arco della Costa | Case Mazzanti | Domus Mercatorum | Madonna Verona | Piazza dei Signori | Domus Nova | Loggia del Consiglio | Palazzo degli Scaligeri | Palazzo del Capitano | Palazzo della Ragione | Mercato Vecchio | Scala della Ragione | Arche Scaligere | Casa di Romeo | Via Sottoriva | Santa Anastasia | Teatro Romano | Colle di San Pietro | Ponte Pietra | Duomo | Pala del Tiziano | Piazza Erbe | Porta Borsari | Castelvecchio | Arco dei Gavi | Adige | Basilica di San Zeno | Trittico di Andrea Mantegna