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Le Colline Venete:

Molti di coloro - e sono i più - che della Valpolicella conoscono solo il marchio vinicolo, sono portati a credere che questo termine designi ed individui un'unica vallata. Si tratta di un errore del tutto comprensibile, in verità, poiché un nome simile, declinato al sinolare e dal suono così allettante, induce a pensare alla Valpolicella come ad un'unica, ampia valle completamente immersa nel verde dei vigneti e di campi coltivati e ciliegi punteggiati qua e la da borhi collinari, pievi romantiche e ville nobiliari.

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Il Lago di Garda:

A mezz'ora di macchina dal centro di Verona, il Lago di Garda, con le sue deliziose mete tutistiche, il clima mite, i centri termali e i parchi di divertimento.

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Il centro Storico:



Verona è la porta d'ingresso a quell'area d'Italia che viene comunemente indicata come Nord-Est, un'area caratterizzata da un grande dinamismo ecnomico, frutto di una piccola e media impresa fortemente radicata nel territorio. Verona, che nel 2000 è stata inserita nel patrimonio dell'umanità dell'Unesco, è la quarta città d'arte d'Italia;

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La Dogana di San Fermo:

Il sistema doganale di Verona, che controllava per conto della Serenissima le merci provenienti per via d'Adige dal Tirolo e da Venezia, aveva nella zona prossima al porto di ponte Navi uno dei nodi principali.

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Il Cimitero Monumentale:

La vicenda della realizzazione di un pubblico cimitero prese avvio per Verona, come per le altre città del dominio napoleonico, dai decreti che vietavano la pratica secolare di seppellire i morti nelle chiese.

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La Biblioteca Capitolare e il Museo Canonicale:

La Biblioteca Capitolare (piazza Duomo, 13), una delle più antiche e celebri biblioteche ecclesiastiche d'Europa, esisteva probabilmente già nel V° secolo come scriptorium, un centro di trascrizione dei testi annesso alla Scuola sacerdotale, la corporazione dei Canonici della cattedrale.

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San Zeno:

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L'anfiteatro Arena:

L'ovale dell’anfiteatro di Verona è orientato secondo gli assi del tracciato urbano tardo repubblicano e sorge all'esterno della cinta che chiudeva la città romana, nella quale venne inserito solo con il nuovo circuito murario di Gallieno (265 d.C.).

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Giulietta e Romeo:

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L'Arco dei Gavi:

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Il Ponte Pietra:

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Piazza Brá:

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Piazza Erbe:

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La Torre dei Lamberti:

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Castel Vecchio e Museo Civico di Castelvecchio:

Iniziato nel 1354 da Cangrande II° quando le fortune degli Scaligeri erano già in declino, fú detto poi Castelveccchio per distinguerlo dalle successive fortificazioni viscontee e veneziane.

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Palazzo Mazzanti:

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Le Arche Scaligere e Santa Maria Antica:

Santa Maria Antica ha origini alto—medievali, come conferma il rinvenimento nell'abside di un mosaico del secolo VIII°. La attuale costruzione romanica, basilicale a tre navate divise da colonne con semplici capitelli squadrati e tre absidi ricavate nello spessore del muro, risale all’inizio del XII° secolo.

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Porta Borsari:

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Porta Leoni:

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Duomo di Verona:

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Teatro Filarmonico:

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Il teatro Romano:

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La Tomba di Giulietta:

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Castel San Pietro:

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L'arsenale austriaco:

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La Gran Guardia:

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Cangrande della Scala:

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Prof. Mauro Albrigi

Guida Turistica Autorizzata

per Verona e Provincia

37136 - Verona (VR)

Italia



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Guida Turistica a Verona

 sub Mauro Albrigi

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    Guida turistica autorizzata a Verona e Provincia.

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    Cimitero Monumentale

    Giuseppe Barbieri

    La vicenda della realizzazione di un pubblico cimitero prese avvio per Verona, come per le altre città del dominio napoleonico, dai decreti che vietavano la pratica secolare di seppellire i morti nelle chiese. Nel 1804 la Municipalità veronese deliberava la realizzazione di un cimitero fuori dell'abitato, ma l'urgenza del momento spingeva ad avvalersi di strutture gia esistenti; dapprima l'area presso la chiesa della Santa Trinità dove nel '700 i soldati veneti caduti erano interrati in fosse comuni, poi dal 1806 i chiostri di San Bernardino. In applicazione dei principi rivoluzionari di ugualitarismo e indifferenza per le sorti del corpo, le sepolture avrebbero dovuto essere collettive, precluse alla pietà dei vivi e sottratte alle cure della Chiesa.

    Nel 1817 veniva incaricato di progettare il nuovo cimitero Giuseppe Barbieri (1777-1838), professionista e ingegnere municipale, mentre i numerosi tentativi di individuare un luogo adatto alla nuova costruzione si risolvevano nel 1820 con la scelta dell'area prospiciente la porta Vittoria, lungo l'Adige. Qui il Barbieri realizzava a partire dal 1828 un recinto quadrilatero in cui la chiarezza di impianto e la forte connotazione urbanistica, in diretto rapporto con il centro della cità, rivelano le non sopite suggestioni dell'architettura utopistica giacobina, cui si addice anche la severità dell'ordine dorico greco prescelto per l'avancorpo di ingresso e per i porticati interni. Legata invece al clima di restaurazione dell'ordine e delle gerarchie sociali imposto dalla dominazione austriaca e l'organizzazione funzionale, dove le aree scoperte delimitate dai percorsi assiali sono destinate alle sepolture, nella nuda terra, dei meno abbienti, le due anse laterali accolgono le sepolture dei militari e dei bambini, mentre le tombe delle famiglie piu cospicue sono previste sotto le ali porticate, divise in due gallerie da un setto murario centrale.

    Info

    Monumenti Funerari

    Nelle campate dei portici trovano così nuovamente posto i monumenti funerari personali e familiari, che la legislazione napoleonica aveva cercato di eliminare. Dopo la morte del barbieri nel 1838 il cimitero fu compiuto da Francesco Ronzani, e l'apparato scultoreo, tra cui le figure velate nel prospetto dell'ingresso, venne in buona parte eseguito alla fine del XIX° secolo da Attilio e Carlo Spazzi. Sono degne di nota alcune sculture sepolcrali del tardo Ottocento, tra cui: l'eclettico monumento Dolci (1895), di Ettore Ferrari, al n. XCIX°, con il rilievo di un enfatico corteo di fanciulle dolenti che discende verso l'urna della defunta dalla scala di una loggia gotica in prospettiva, in alto una decorazione a finto mosaico paleocristiano con angeli; tomba Bertani, dei fratelli Spazzi, al n. XCVIII, dominata da un Cristo risorto in marmo bianco che discende tra i morti, sormontato da una gloria d'angeli in bronzo; tomba Erbisti (1880), di Ugo Zannoni, al n. CVIII°, con i figli che attorniano la madre morente; ancora di Ettore Ferrari, il monumento Lugo (1898), al n. CXXXV in cui una dolente in marmo bianco si adagia sul sepolcro, drappeggiato in bronzo. sormontato da un angelo che reca un ramo d'ulivo; la tomba Poggi, di D. Barcaglia (1890), con il gruppo allegorico della Fortuna che premia l'operosità (motto: Non Fortuna sed, labor).

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